Tennis C2 Valdellatorre

Roger Federer come esperienza religiosa

David Foster Wallace era uno scrittore - saggista scomparso nel 2008 (qui per avere maggiori notizie su di lui)
Appassionato di tennis e scrittore compulsivo, molti dei suoi libri contengono paragrafi o capitoli dedicati a questo sport.

Scrisse anche uno spassosissimo piccolo saggio intitolato: Roger Federer come esperienza religiosa, facilmente reperibile in rete, di cui citiamo un brevissimo brano. Ne raccomandiamo la lettura a voi, appassionati del tennis, perchè descrive in modo esemplare, ironico e tecnicamente ineccepibile, il talento tennistico di questo secolo.


"La tesi specifica che si sostiene qui è che se non
avete mai visto questo ragazzo giocare dal vivo e
poi vi capita di assistere a un suo incontro, di
persona, sull'erba sacra di Wimbledon, nel caldo
torrido, letteralmente, poi nel vento e sotto la
pioggia dell'edizione 2006, allora siete nella
condizione di avere quella che un autista delle
navette per la stampa ha definito una «bloody nearreligious
experience», una maledetta esperienza
quasi religiosa"
In "Infinite Jest", romanzo di oltre 1000 pagine pubblicato nel 1996, ecco come descrive il tennis:

"cosa sono quelle frontiere se non le linee di fondocampo, che contengono e dirigono verso l'interno l'infinita espansione del gioco, che rendono il tennis simile agli scacchi in movimento, un gioco bello e infinitamente denso? (...) Il vero avversario, la frontiera che include, è il giocatore stesso. C'è sempre solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dall'altro lato della rete: lui non è il nemico: è più il parntner nella danza. Lui è il "pretesto" o l'"occasione" per incontrare l'io. E tu sei la sua occasione. Le infinite radici della bellezza del tennis sono auto competitive. Si compete con i propri limiti per trascendere l'io in immaginazione ed esecuzione. Scompari dentro il gioco: fai breccia nei tuoi limiti: trascendi: migliora: vinci. Ecco la ragione per cui il tennis è l'impresa essenzialmente tragica del migliorare e crescere (...). Si cerca di sconfiggere e trascendere da quell'io limitato i cui limiti stessi rendono il gioco possibile. E' tragico e triste e caotico e delizioso. E tutta la vita è così, come cittadini dello Stato umano: i limiti che ci animano sono dentro di noi, devono essere uccisi e compianti all'infinito."

Il centro sportivo immerso nel verde dedicato al tennis
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